acerola

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Scientificamente nota come Malpighia glabra, viene comunemente chiamata Acerola, Ciliegia delle Indie Occidentali o Ciliegia delle Barbados; si tratta di un arbusto rampicante (può raggiungere anche i 5 metri di altezza) originaria del sud del Messico e dei Caraibi; la pianta non ama le temperature troppo basse, né i venti che spirano troppo forte, preferisce invece terreni ben drenati capaci di asciugarsi velocemente. Nel periodo compreso tra maggio e novembre, la pianta dà vita a frutti tondeggianti, simili alle ciliegie ma dal sapore completamente diverso. La particolarità salutare di questi frutti è data dall’elevatissimo contenuto di vitamina C, ben 1.677 mg ogni 100 grammi di frutti (che apportano circa 33 kcal); basti pensare che questo frutto contiene vino a 15 volte il contenuto di vitamina C presente nei kiwi e ben 20 volte quello delle arance. Negli ultimi anni, c’è un crescente interesse nel ruolo dell’acerola come alimento nutraceutico o funzionale con un valore di mercato crescente. Estratti e composti bioattivi isolati dall’acerola sono studiati per le loro capacità antiossidanti, antitumorali, antiiperglicemiche e protettive per la pelle.

Le proprietà salutari dell’acerola

Oltre a contenere tantissima vitamina C, i frutti dell’acerola sono anche ricchi di sali minerali (magnesio, ferro e calcio in primis) e di vitamine del gruppo B, provitamina A, fenilpropanoidi, flavonoidi, antociani e carotenoidi. Spiccate le proprietà che aumentano le difese immunitarie, così come le capacità di contrastare i radicali liberi, favorire la vista, curare i disturbi epatici, diarrea, dissenteria, tosse e raffreddore, ma anche per combatter forme di astenia, come antimicotico e per far fronte a carenze a livello di vitamine. I frutti dell’acerola hanno anche effetti antianemici, riuscendo a stimolare la flora batterica intestinale per la produzione di acido folico, utile per l’assorbimento del ferro. Ottimo anche il contenuto di proteine, circa 5 grammi ogni chilo di frutta. Di tutte le ricerche sull’acerola, gli studi che si concentrano sulla vitamina C sono i più approfonditi.

Come assumere l’acerola

Il gusto delle bacche di acerola ricorda vagamente quello delle arance, la bacca può essere consumata cruda o cotta. Le bacche appena raccolte possono essere congelate ed essere così facilmente conservate, questo perché la bacca si decompone entro 4-5 giorni dalla raccolta. Anche i succhi del frutto si guastano facilmente, a meno che non vengano aggiunti conservanti. Fermo restando che il massimo beneficio si trae consumando i frutti freschi (tra l’altro più la frutta matura, tanto più la vitamina C in essa presente deperisce) l’acerola è anche disponibile come integratori in capsule, come tintura e finanche come polvere disidratata facilmente addizionabile a bevande, frullati, succhi di frutta etc. Non esistono ricerche cliniche a supporto di una dose sicura di acerola, nel caso degli integratori, quindi, è pertanto consigliabile seguire le indicazioni di dosaggio riportate sull’etichetta del prodotto.

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Effetti collaterali dell’acerola

L’assunzione di acerola dovrebbe essere bandita per chi soffre di calcolosi renale (favorita dalla vitamina C) e di acidità gastrica. Per evitare problemi è opportuno assumere dosi di acerola nella stessa misura in cui si farebbe per qualsiasi integratore di vitamina C e comunque sempre dietro consiglio del proprio medico curante, non assumere mai integratori o comunque variare il proprio regime dietetico senza il parere del proprio medico. L’eccessivo consumo di questo frutto potrebbe comportare diarrea, crampi addominali, vertigini, frequente minzione, mal di testa, nausea e vomito. Il frutto d’acerola non va inoltre consumata in concomitanza ad altri alimenti quali corbezzolo, rosmarino e uva ursina.

 

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