Un gruppo di ricercatori ha identificato i meccanismi neurali attraverso i quali il suono attenua il dolore nei topi. L’importante scoperta, pubblicata sul magazine Science, potrebbe essere utile per lo sviluppo di nuovi metodi per il trattamento del dolore nell’uomo.

“Abbiamo necessità di metodi più efficaci per gestire il dolore acuto e cronico, e ciò possiamo attuarlo comprendendo meglio i processi neurali di base che regolano il dolore”, ha dichiarato il direttore del NIDCR (National Institute of Dental and Craniofacial Research) Rena N. D’Souza, che continua: “Scoprendo i circuiti che mediano gli effetti di riduzione del dolore del suono nei topi, questa ricerca aggiunge conoscenze importanti che potrebbero in ultima analisi informare nuovi approcci per la terapia del dolore”.
Alcuni studi, ormai datati, si parla di ricerca avvenute nel lontano 1960, hanno dimostrato che la musica e altri tipi di suono possono aiutare ad alleviare il dolore acuto e cronico, compreso quello causato da interventi odontoiatrici, dal travaglio o dal parto. Tuttavia, il modo in cui il cervello produce questa riduzione del dolore, o analgesia, era poco chiaro.

Gli studiosi hanno dapprima sottoposto alcune cavie con zampe infiammate a tre tipi di suono: un piacevole brano di musica classica, un riarrangiamento sgradevole dello stesso brano e il rumore bianco. Ne è emerso che tutti e tre i tipi di suono, se riprodotti a bassa intensità rispetto al rumore di fondo hanno ridotto la sensibilità al dolore nei topi. Intensità più elevate dei medesimi suoni non hanno invece avuto alcun effetto sulla risposta al dolore da parte degli animali.

I risultati potrebbero fornire agli scienziati un punto di partenza per gli studi volti a determinare se le scoperte sugli animali si applicano agli esseri umani e, in ultima analisi, potrebbero informare lo sviluppo di alternative più sicure agli oppioidi per il trattamento del dolore. Fonte

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