Un nuovo e importante studio condotto dalla Flinders University ha rivelato un fattore di rischio per la salute cardiovascolare spesso sottovalutato e facilmente evitabile: l’esposizione alla luce intensa durante le ore notturne. La ricerca, pubblicata sulla rivista JAMA Network Open, rappresenta il più vasto studio nel suo genere volto a indagare l’impatto dell’esposizione luminosa personale sulla salute del cuore. I risultati ottenuti sono chiari e allarmanti: essere esposti a luce intensa durante la notte può incrementare in modo significativo le probabilità di sviluppare problemi cardiaci gravi, tra cui infarto, ictus e insufficienza cardiaca.

Osservazioni su quasi 90mila soggetti

Lo studio ha attinto ai dati di quasi 89.000 partecipanti residenti nel Regno Unito. Il team di ricerca, guidato ha monitorato l’esposizione alla luce dei partecipanti utilizzando sensori indossati al polso, tracciando oltre 13 milioni di ore complessive di esposizione luminosa e seguendo gli individui per un periodo massimo di 9,5 anni.
I ricercatori hanno scoperto che le persone esposte alla luce più intensa durante la notte erano decisamente più inclini a sviluppare problemi cardiaci. Nello specifico, i risultati hanno mostrato che questi individui presentavano una probabilità superiore del 56% di sviluppare insufficienza cardiaca e una probabilità superiore del 47% di subire un attacco di cuore.
È fondamentale notare come questi elevati rischi siano rimasti significativi anche dopo che i ricercatori hanno tenuto conto e corretto per altri noti fattori di rischio e variabili, come le abitudini relative all’esercizio fisico, la dieta seguita, i ritmi del sonno e la componente genetica. Questa evidenza suggerisce che la semplice esposizione alla luce di notte è un fattore di rischio forte e indipendente per le malattie cardiache.

Il ruolo dell’orologio circadiano

Il meccanismo principale alla base di questo aumento del rischio risiede nella disregolazione dell’orologio circadiano interno del corpo. L’esposizione ripetuta a luce intensa nelle ore notturne, momenti in cui l’ambiente dovrebbe essere tipicamente buio, interferisce con il ritmo naturale dell’organismo, aumentando così il rischio di sviluppare pericolose problematiche cardiache. Il Professor Sean Cain, coautore senior dello studio, sottolinea la necessità di “prendere sul serio i nostri orologi biologici”, concludendo che proteggere i nostri ritmi naturali del sonno potrebbe rivelarsi un metodo potente per combattere le malattie cardiache.
Il Dr. Daniel Windred, autore principale e Ricercatore Associato presso FHMRI Sleep Health della Flinders University, ha evidenziato come lo studio metta in luce un fattore di rischio di cui molte persone non sono consapevoli, ma che, fortunatamente, è facile da affrontare.

La ricerca ha portato alla luce anche l’esistenza di soggetti che risultano essere particolarmente vulnerabili all’impatto dell’esposizione luminosa notturna: le donne e gli individui più giovani; il Professor Sean Cain ha specificato che le donne potrebbero dimostrarsi più sensibili agli effetti della luce che disturba il loro orologio biologico, un dato che è supportato da precedenti risultati di ricerca. I risultati sono particolarmente degni di nota poiché è stato riscontrato che le donne esposte ad alti livelli di luce notturna presentavano rischi di insufficienza cardiaca simili a quelli degli uomini. Questo è insolito, dal momento che le donne godono generalmente di una certa protezione naturale contro le malattie cardiache.

Più di un problema per i turnisti: le abitudini quotidiane

Andrew Phillips, coautore dello studio, ha precisato che il problema non riguarda esclusivamente i lavoratori sottoposti a turni o gli abitanti delle città estremamente illuminate. Le abitudini di tutti i giorni possono esporre le persone a livelli di luce potenzialmente dannosi. Esempi di queste abitudini includono lo scorrere contenuti sullo smartphone a letto, l’addormentarsi lasciando la televisione accesa o mantenendo le luci della camera da letto accese. Il Professor Phillips ha ribadito che non si tratta nemmeno di “casi estremi”, poiché anche livelli bassi di luce interna possono interferire con il ritmo naturale del corpo.
Questa ricerca ha apportato un miglioramento metodologico significativo rispetto agli studi precedenti, che in genere si basavano su immagini satellitari o sondaggi che valutavano la luce esterna notturna. L’utilizzo dei dati in tempo reale provenienti dai dispositivi indossabili ha offerto ai ricercatori una visione molto più chiara di come l’illuminazione negli ambienti interni influenzi la salute umana.

Dato che le malattie cardiache continuano a essere la principale causa di morte a livello globale, i ricercatori suggeriscono che è giunto il momento di trattare l’esposizione alla luce notturna con la stessa serietà riservata ad altri noti rischi per la salute, quali una dieta scorretta, la mancanza di attività fisica o il fumo.
Il team di ricerca della Flinders University sta ora sollecitando ulteriori indagini e ricerche per stabilire delle linee guida sull’illuminazione appropriate per case, ospedali e città, al fine di contribuire a diminuire l’esposizione alla luce durante la notte. Fortunatamente, le persone hanno un certo grado di controllo sulla propria esposizione alla luce notturna. I metodi consigliati per aiutare a ridurre i rischi per la salute associati all’illuminazione notturna includono l’utilizzo di tende oscuranti, l’attenuazione delle luci e l’evitare gli schermi prima di coricarsi.

Lo studio, intitolato Light Exposure at Night and Cardiovascular Disease Incidence è stato pubblicato sulla rivista JAMA Network Open il 23 ottobre 2025.

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