Ultimo aggiornamento: 26/03/2020
Una nuova ricerca svolta presso l’Università del Colorado mostra che chi segue una dieta prebiotica riesce a dormire meglio – un problema che affligge 70 milioni di americani – finanche riuscendo a gestire meglio gli impatti fisiologici dello stress, almeno questo è quello che si è appurato studiando alcune cavie da laboratorio. I composti dietetici non digeribili, presenti negli alimenti fibrosi e in alcuni prodotti lattiero-caseari, servono da nutrimento per i batteri benefici e influenzano i metaboliti che, a loro volta, hanno un’azione a livello cerebrale. Robert Thompson, ricercatore e autore principale dello studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, spiega: “I prebiotici nutrono la flora intestinale creando una relazione simbiotica che ha potenti effetti anche sul nostro cervello e sul nostro comportamento”.
Tante persone hanno familiarità con i probiotici presenti negli alimenti fermentati come lo yogurt, più recentemente, invece, gli studiosi si sono interessati ai prebiotici, composti che l’uomo non può digerire ma che servono da nutrimento per il nostro microbioma. Sebbene non tutte le fibre siano prebiotiche, molti alimenti fibrosi come porri, carciofi, asparagi, cipolle, agli e alcuni cereali integrali ne sono ricchi.
Utilizzando una tecnologia chiamata spettrometria di massa per analizzare i campioni fecali dei ratti, i ricercatori hanno misurato i metaboliti o le piccole molecole bioattive prodotte dai batteri mentre il cibo veniva scomposto; si è così potuto dedurre che le cavie sottoposte a dieta prebiotica manifestavano un “metaboloma” o una composizione dei metaboliti sostanzialmente diversi, nella fattispecie risultava dozzine di volte più alto. “I nostri risultati rivelano nuovi segnali che provengono dai microbi intestinali che possono modulare la fisiologia dello stress e il sonno”, ha affermato Fleshner.
Ai ratti sottoposti allo studio sono state somministrate dosi molto elevate di quattro prebiotici specifici, tra cui: galattooligosaccaridi, presenti in lenticchie e cavoli; polidestrosio (PDX) un additivo alimentare approvato dalla FDA spesso usato come dolcificante; lattoferrina, presente nel latte materno; proteine globulari grasse del latte, abbondanti nei latticini.
Per raggiungere le stesse quantità di prebiotici somministrate dagli studiosi bisognerebbe consumare quantità incredibili di tali alimenti, ecco perché gli studiosi si chiedono ora se questo studio possa invece aprire la strada all’uso degli integratori. In ogni caso Fleshner pone un freno e sostiene che saranno necessari ulteriori studi per capire se un eventuale farmaco integratore possa essere davvero sicuro ed efficace per tutti: a seconda della composizione microbica, persone diverse potrebbero rispondere in modo diverso; “si tratta di potenti molecole con reali effetti neuroattivi e le persone devono fare molta attenzione”, ha spiegato il ricercatore. Chissà forse un giorno “grazie a queste informazioni, potremmo essere in grado di sviluppare una terapia terapeutica mirata che aumenta le molecole che proteggono dallo stress e riduce quelle che sembrano disturbare il sonno” spiega Fleshner (fonte)