Quando si parla di longevità, si pensa subito a una dieta equilibrata, a una vita attiva e a una buona genetica. Ma un nuovo studio pubblicato nel luglio 2026 sull’International Journal of Applied Positive Psychology suggerisce che esiste un altro ingrediente fondamentale per invecchiare bene: il modo in cui affrontiamo la vita. La ricerca, condotta dalla professoressa Maria Chiara Fastame dell’Università di Cagliari, ha preso in esame gli anziani della Blue Zone della Sardegna, una delle aree del mondo con la più alta concentrazione di centenari, per capire quali caratteristiche li accomunino oltre allo stile di vita.
La scoperta, non è la salute percepita a fare la differenza
Gli studiosi hanno coinvolto 125 persone tra i 71 e i 101 anni, confrontando chi vive nei paesi della Blue Zone con coetanei residenti in altre aree rurali della Sardegna. Il risultato più sorprendente è che gli abitanti della Blue Zone non percepiscono la propria salute fisica come significativamente migliore rispetto agli altri anziani. La vera differenza emerge invece sul piano psicologico. Tra i cinque principali tratti della personalità (i cosiddetti Big Five), quello che distingue maggiormente gli anziani della Blue Zone è l’apertura all’esperienza.
In pratica, queste persone tendono a mantenere viva la curiosità anche in età avanzata. Continuano a interessarsi al mondo, sono disponibili a imparare cose nuove e affrontano i cambiamenti con maggiore flessibilità. Secondo i ricercatori, questa caratteristica si associa anche a una migliore capacità di gestire le difficoltà della vita. Chi è più aperto all’esperienza sembra affrontare lo stress con maggiore resilienza, regolare meglio le emozioni e mantenere un atteggiamento più positivo anche davanti agli inevitabili problemi dell’età.
Le Blue Zone sono cinque aree geografiche nel mondo con la più alta concentrazione al mondo di centenari in salute. Il termine è stato coniato dal demografo Gianni Pes e dal medico Michel Poulain e poi diffuso dal ricercatore Dan Buettner.
Le cinque zone originarie includono:
Sardegna, Italia: Concentrata in particolare tra l’Ogliastra e la Barbagia (con recenti estensioni ad Arzachena).
Okinawa, Giappone: Celebre per la longevità delle donne e uno stile di vita basato sull’attività fisica e sull’equilibrio interiore (“ikigai”).
Nicoya, Costa Rica: Nota per la sua dieta a base di mais e fagioli e per l’acqua ricca di minerali.
Icaria, Grecia: Isola dell’Egeo dove si segue la dieta mediterranea e si registra un’alta percentuale di ultraottantenni.
Loma Linda, California (USA): Una comunità di avventisti del settimo giorno caratterizzata da un forte senso di appartenenza, astensione dal fumo e dieta vegetariana.
Una mente attiva porta anche a una vita più attiva
Lo studio evidenzia che questa apertura mentale si riflette anche nelle abitudini quotidiane. Gli anziani della Blue Zone dedicano più tempo ad attività che stimolano mente e corpo, ad esempio coltivano l’orto, curano il giardino, partecipano alla vita della comunità e mantengono relazioni sociali significative.
Al contrario, livelli elevati di nevroticismo – cioè una maggiore tendenza all’ansia, alle preoccupazioni e all’instabilità emotiva – risultano associati a una peggiore qualità della vita percepita.
Una nuova idea di invecchiamento
I risultati dello studio suggeriscono che vivere a lungo non dipende soltanto da ciò che mangiamo o da quanto movimento facciamo. La longevità nasce dall’interazione tra genetica, ambiente, stile di vita e salute psicologica.
In altre parole, coltivare la curiosità, continuare a imparare, mantenere relazioni sociali, accettare i cambiamenti e restare mentalmente attivi potrebbe essere importante quanto seguire una dieta sana. Il messaggio che arriva dalla Blue Zone della Sardegna è semplice ma potent, il benessere della mente può essere uno dei migliori alleati per vivere più a lungo e, soprattutto, vivere meglio.