microplastica

Una ricerca svolta da alcuni studiosi dell’Università di Newcastle, in Australia, che rivede 52 studi esistenti per stimare l’ingestione di plastica in tutto il mondo, ha appurato che mediamente a livello globale ogni settimana ingeriamo 5 grammi di microplastica, ormai entrata da tempo nella nostra catena alimentare, “ogni settimana ingeriamo microplastica pari al peso di una carta di credito” si legge nel testo dello studio.

Si stima che annualmente sono ben otto le tonnellate di plastica che finisce negli oceani e che nel tempo si trasforma in piccolissime particelle di cinque millimetri ingerite dai pesci che poi finiscono in tavola; queste minuscole particelle di plastica possono provenire anche da altre fonti, fibre artificiali per realizzare tessuti, microsfere che si trovano in alcuni dentifrici ad esempio, ma, secondo la ricerca in oggetto, la più grande fonte di ingestione di plastica sarebbe l’acqua potabile (una persona mediamente ingerirebbe fino a 1.769 particelle di plastica ogni settimana solo bevendo acqua). Mediamente ogni sette giorni ingeriamo circa 2000 particelle di microplastiche. Altre ricerche a tema hanno appurato che le microplastiche sono state individuate perfino nella birra, nell’acqua imbottigliata, nelle verdure e nel sale; sempre secondo quanto riportato dagli studi, emerge che ogni anno il popolo americano respira fra 74mila e 121mila particelle di microplastica.

Appurato questo dato, che fa paura, la scienza ora si chiede quali potrebbero essere gli effetti sul nostro corpo, “esiste ad oggi molta incertezza, sono necessari ulteriori studi per capire l’impatto a lungo termine dell’esposizione alla plastica da parte dell’uomo” ha dichiarato Richard Lampitt del National Oceanography Centre del Regno Unito. (fonte)

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