I prodotti per la cura personale contenenti fragranze potrebbero contribuire alla pubertà precoce nelle ragazze, poiché alcune sostanze chimiche sembrano attivare parti del cervello legate alle funzioni riproduttive. Questo è quanto emerge da una ricerca svolta da studiosi della National Institutes of Health e della Northwestern University degli Stati Uniti, pubblicata sulla rivista scientifica Endocrinology.

Negli ultimi decenni, l’età di inizio dello sviluppo puberale si è abbassata, spingendo i ricercatori a indagare su fattori ambientali che potrebbero spiegare questa tendenza. Studi recenti hanno concentrato l’attenzione su una rete di neuroni presenti nell’ipotalamo, responsabili del rilascio di gonadotropine, che a loro volta stimolano la produzione di ormoni sessuali come estrogeni e testosterone. Un neuropeptide, la kisspeptina, gioca un ruolo cruciale in questo processo ed è noto essere influenzato da vari fattori esterni, tra cui lo stress e l’alimentazione.

Fragranze e pubertà precoce. Cosa dice la ricerca

Attraverso l’uso di colture di tessuti in laboratorio, gli scienziati hanno analizzato l’impatto di numerose sostanze chimiche sull’attività ormonale, alla ricerca di possibili cause di interferenza endocrina. Tra i vari composti studiati, uno in particolare ha attirato l’attenzione: l’Ambretta muschiata, un agonista della kisspeptina. Questo composto, un tempo ampiamente utilizzato nei cosmetici e nelle fragranze maschili, è stato vietato dall’Unione Europea negli anni ’90 a causa delle prove della sua neurotossicità nei ratti. Nonostante ciò, l’Ambretta muschiata continua a essere prodotta in Paesi come India e Cina e, essendo altamente resistente alla degradazione ambientale, potrebbe rappresentare una fonte persistente di esposizione per l’uomo.

Esperimenti condotti su cellule ipotalamiche umane e di topi, nonché su giovani pesci zebra, hanno ulteriormente dimostrato che questa fragranza può indurre specifiche aree del cervello a produrre segnali che potrebbero anticipare l’inizio della pubertà.

“Abbiamo eseguito uno screening completo di 10.000 composti ambientali, seguito da approfonditi studi di conferma utilizzando cellule cerebrali umane che regolano l’asse riproduttivo”, ha affermato Natalie Shaw, autrice principale dello studio. “Il nostro team ha identificato diverse sostanze che potrebbero contribuire alla pubertà precoce nelle ragazze. Sebbene siano necessari ulteriori studi per confermare questi risultati, la capacità di tali composti di attivare recettori chiave nell’ipotalamo suggerisce che l’esposizione a queste sostanze possa innescare prematuramente lo sviluppo riproduttivo nei bambini”.

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