Alcune delle più famose ricette del mondo portano il nome di alcuni personaggi celebri che hanno lasciato un segno indelebile nel tempo e una traccia dei loro gusti raffinati nella storia attribuendosi piatti gustosi e leggendari, pietre miliari della cucina.

Era ad esempio di gusti difficili Arthur Wellesley, il generale inglese che sconfisse Napoleone a Waterloo e che nel 1815, per aver tolto ai reali d’Inghilterra la scomoda presenza del condottiero francese, ricevette il titolo di duca di Wellington al quale s’ispira l’omonimo piatto brevettato dai cuochi di Wellesley, che pare fosse di gusti estremamente complicati, tanto da aver cambiato nel corso della sua vita diversi chef al suo servizio. Il medesimo filetto in crosta di origini ottocentesche, grande classico della cucina d’oltremanica, pare essere ispirato alla forma degli stessi stivali del generale inglese, i cosiddetti Wellington’s, presentandosi infatti nella medesima forma cilindrica e con la stessa patinatura lucida (dovuta alla spennellatura del tuorlo d’uovo sbattuto) delle calzature dello stratega britannico.

Photo by Parkerman & Christie / CC BY 2.0

 

Fu invece l’amore per il buon cibo e l’insanabile passione per il tavolo verde che convinsero John Montagu, il quarto conte di Sandwich, altro nobile inglese gran patito di cucina, a inventare il celebre panino che porta il nome del suo casato e che, nonostante le numerose evoluzioni successive, all’origine consisteva in due semplici fette di pane con al centro un pezzo di succoso roast beef. Un pratico stratagemma culinario che consentiva al conte di placare i morsi della fame non dovendo interrompere il sollazzo delle “cartate” con gli amici.

A Otto Von Bismarck, cancelliere prussiano fautore della nascita dell’impero tedesco, è invece attribuita l’omonima bistecca cotta nel burro in padella e coronata da un uovo al tegamino. Un piatto semplice dal gusto deciso che Bismarck amava accompagnare alla birra, il cancelliere di ferro da buon tedesco impregnava infatti spesso i suoi folti baffoni nel dorato nettare alcolico.

Si dilettava a inventare ricette anche uno dei più celebri compositori della storia della musica, Gioacchino Rossini, il genio del melodramma che a tavola dava il meglio di sé. Al suo estro culinario si devono i famosi tournedos Rossini, dei filetti di vitello posati su dei cuscini di pancarrè tostati, con un cappello di fois gras e scaglie di tartufo e innaffiati da una salsa ridotta al Porto. “Un eroe dei due mondi della buona cucina” che seppe mescolare abilmente il meglio della cucina nostrana con quella d’oltralpe sfornando anche altre fantasiose ricette ipercaloriche per veri gourmet come le uova alla Rossini o gli spaghetti alla Scala.

Photo by Etienne Carjat / Pubblico dominio

 

Anche un altro grande della lirica come Giuseppe Verdi nel tempo libero amava dilettarsi a tavola con gli amici. Sua moglie, Giuseppina Strepponi, presentava spesso nei suoi raffinati convivi uno dei piatti preferiti dal “cigno di Busseto” il celebre risotto alla Verdi, altro ricco piatto ottocentesco a base di riso Carnaroli, burro, funghi, asparagi, pomodori pelati, prosciutto di Parma, brodo di carne, panna, cipolla e parmigiano grattugiato. Un vetusto primo d’autore dovuto all’estro del compositore del Rigoletto e della Traviata.

Sempre in ambito musicale anche un altro famoso tenore come Enrico Caruso non disdegnava i piaceri della buona cucina e brevettò gli omonimi bucatini alla Caruso, oggi piatto forte dell’area di Sorrento e della Campania tout court a base di pomodoro sammarzano, peperoni, zucchine, aglio, peperoncino, olio extravergine di oliva, origano, basilico e prezzemolo.

Restando sempre in area campana vale la pena citare anche in questa sede uno dei piatti forse più famosi della cucina italiana, la pizza margherita che prende il nome nientemeno che da Margherita di Savoia, la prima regina dell’Italia unita che soggiornò spesso a Napoli e che amava mischiarsi con il “volgo” per gustare la pizza più autentica. Proprio per questo suo particolare appetito e in occasione dell’incoronazione dei nuovi sovrani tricolore avvenuta all’ombra del Vesuvio il 17 novembre del 1878, alcuni pizzaioli napoletani le vollero dedicare questo piatto, per la verità presente già da tempo negli usi culinari del capoluogo campano.



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