Ultimo aggiornamento: 12/07/2024
Colpisce circa 10 milioni di persone in tutto il mondo, rendendo questo morbo la seconda malattia neurodegenerativa più comune dopo l’Alzheimer. Solo negli Stati Uniti ogni anno vengono diagnosticati circa 60mila nuovi casi. Le cause esatte del Parkinson sono ancora sconosciute, ma si ritiene che una combinazione di fattori genetici e ambientali giochi un ruolo cruciale.
La prevalenza della malattia aumenta con l’età, e la maggior parte dei casi viene diagnosticata in persone di età superiore ai 60 anni; circa il 4% delle persone affette da malattia di Parkinson riceve la diagnosi prima dei 50 anni, un fenomeno noto come Parkinson a esordio precoce. La malattia è leggermente più comune negli uomini che nelle donne, con un rapporto di circa 1,5:1.
I sintomi principali del Parkinson includono tremore, rigidità muscolare, lentezza nei movimenti e instabilità posturale, in alcuni casi molti pazienti sperimentano anche sintomi non motori come depressione, ansia, disturbi del sonno e problemi cognitivi. La diagnosi precoce è spesso difficile, poiché i sintomi iniziali possono essere lievi e facilmente attribuibili ad altre condizioni.
I costi diretti e indiretti associati alla malattia negli Stati Uniti sono stimati in circa 52 miliardi di dollari all’anno, con i costi medici diretti che ammontano a circa 25,4 miliardi di dollari. Questi costi comprendono spese per farmaci, cure ospedaliere, assistenza domiciliare e perdita di produttività. Inoltre, il carico emotivo e fisico sui caregiver è significativo, poiché molti pazienti richiedono assistenza continua nelle fasi avanzate della malattia.
Una ricerca importante per rilevare il Parkinson con grande anticipo
Col fine di sviluppare trattamenti e strategie preventive migliori, alcuni ricercatori dell’University College di Londra, guidati da Jenny Hällqvist, hanno trovato una combinazione di proteine che predice la malattia con una precisione dell’80%. Questa scoperta, pubblicata su Nature Communications, potrebbe portare allo sviluppo di un semplice esame del sangue per identificare i soggetti a rischio, aprendo la strada a trattamenti e strategie preventive migliori.
Quando a una persona viene diagnosticato il Parkinson, in una parte del cervello conosciuta come substantia nigra, sono già andate perse oltre il 60% delle cellule produttrici di dopamina; tuttavia, prima che questa degenerazione nervosa causi sintomi visibili, esiste una fase caratterizzata da “semplici” disturbi dell’umore e interruzioni del sonno, noti come disturbi comportamentali del sonno REM (Rapid Eye Movement).
Confrontando i campioni di sangue di 99 persone affetti dal morbo di Parkinson, di recente diagnosticato, 72 persone con disturbo comportamentale del sonno REM e 26 controlli sani, i ricercatori hanno identificato 23 potenziali biomarcatori, riuscendo poi a ristringere il campo a soli otto biomarcatori; sfruttando tali conoscenze, i ricercatori hanno potuto prevedere quali pazienti con disturbi comportamentali del sonno REM avrebbero sviluppato il Parkinson con una precisione di quasi l’80%, ben prima della comparsa dei sintomi fisici visibili.
Fonti: Parkinson’s Foundation. “Statistics.” – National Institute of Neurological Disorders and Stroke. “Parkinson’s Disease: Challenges, Progress, and Promise.” – Michael J. Fox Foundation. “Understanding Parkinson’s: The Facts.”