Una minima infelicità di Carmen Verde è un romanzo che esplora il lato oscuro dell’amore, o meglio, la sua assenza. Sofia Vivier, la protagonista, è una donna che si trova costantemente in cerca di un sentimento che sembra sfuggirle, costretta a fare i conti con una sofferenza sottile, quasi impercettibile, ma estremamente dolorosa.
Una delle scelte narrative più forti ed emozionanti del libro è il punto di vista della figlia, Annetta, che racconta in prima persona. Questa scelta colpisce profondamente: immaginare una bambina che, pur avendo un disperato bisogno di sua madre, la venera come se fosse una dea, per poi rendersi conto che la madre è una donna incapace di offrirle l’amore e l’affetto di cui ha bisogno, è doloroso e straziante. La voce di Annetta spezza il cuore, creando un contrasto tra l’innocenza della bambina e la freddezza emotiva della madre.
Annetta utilizza questo libro come fosse il suo diario personale, raccontando le sue giornate e il suo processo di crescita attraverso fotografie sbiadite (presentate nel libro come pagine vuote) e parole non dette. Il suo racconto è una testimonianza di solitudine, una narrazione di un’affettività mancata che segna profondamente la sua esistenza.
L’autrice crea un’atmosfera di sofferenza velata, un effetto di “vedo non vedo”, che cattura il lettore, attratto dal vuoto emotivo che pervade la protagonista e conseguentemente sua figlia. Questo peso emotivo, che accompagna tutta la narrazione, non sembra mai svanire del tutto, nemmeno alla fine del libro.
Sofia, pur credendo nell’amore con una fede quasi religiosa e cercando a suo modo di dimostrarlo alla bambina “credeva nell’amore come altri credono in Dio”, non riesce mai a comprenderne il vero significato, poiché “in lei l’amore non aveva mai creduto”.
Il romanzo non offre un lieto fine: non c’è redenzione, non c’è guarigione. La sensazione di inadeguatezza e la continua ricerca di un amore che non arriva restano con il lettore, lasciandolo con il fiato sospeso, come sospeso è il destino della protagonista. Una minima infelicità è un libro che non consola, ma che invita a riflettere sulla piccola ma grande sofferenza di un amore mai sbocciato.
Luna Forlino